30.8.05

Intro:
Sì, SleepingCreep invade la rete. Come i russi in Afganistan, in un fumetto di rara bellezza degli anni ottanta, anch'io avanzo come un t80 alla conquista di nuove province. Blogspot mi sembrava la migliore piattaforma dopo splinder e, complice ilcollettivo holzwege, ho per forza di cose messo su un account (e relativo blog) su blogspot. Siccome odio sprecare lo spazio, ho deciso che utilizzerò questa nuova piattaforma per recensire le mie letture a fumetti. Per una volta niente politica!
Comincio dun
que subito con un titolo che mi ha accompagnato per anni, facendomi, tralaltro, appassionare al fumetto.

Titolo:"Dylan dog"
Situazione editoriale:varia dalla mensilità per gli "inediti", all'annualità per speciali, almanacchi ed albi giganti;
Giudizio:Fino al numero 100ottimo a seguire è degradato fino ad un appena sufficiente.

Parlare serenamente di DD non è facile: i motivi sono vari. Prima di tutto si deve capire una cosa molto importante: per un lungo periodo di tempo questo fumetto non è stato solo un fumetto, ma un fenomeno culturale. Basti pensare che è stato oggetto di alcune interrogazioni parlamentari, che più di una volta è stato vittima di vere e proprie "ondate censorie antihorror" (come quelladi cui si legge in uno dei numeri più belli, il 69 "Caccia alle streghe"), che nel corso della sua storia editoriale (che parte nell'ottobre 86 con "L'alba dei morti viventi"), ha originato schiere di fan e di insospettabili simpatizzanti (celebre la battuta di Umberto Eco che diceva di poter leggere per ore solo Dante e DD). Per anni al solo Dylan è toccato reggere sulle spalle la credibilità e la qualità del fumetto italiano, specie nel confronto con le generazioni più recenti: troppo distanti dai gusti degli adolescenti italiani degli anni 80 e 90 erano i vari Tex, Zagor et similaria. Invece Dylan era giovane ed (alleluhia alleluhia) loro contemporaneo ed aveva a che fare con ciò che ci spaventa ed affascina: l'incubo. Ed eccolo qui, il nostro detective,pronto a scavare nel torbido delle nostre coscienze, dei nostri incubi, pronto a sbrogliare la matassa sempre più complessa del suo passato, a rompere le valvole al commissario Bloch per avere informazioni su qualche caso, a farsi rompere le valvole dall'onnipresente Groucho ed ad innamorarsi e giurare eterno amore alla lei di turno. E per lungo tempo è sembrato che questa formula, semplice eppure geniale, sfruttata con intelligenza e serietà dalla Sergio Bonelli Editore e dagli autori, potesse andare avanti in eterno. Il tutto condito da una serie di storie superlative di cui poche, prima del numero 100, passano inosservate. Se si trattasse di un disco, diremmo che non ci sono pezzi che "si schippano". Fare un elenco sarebbe tedioso ed inutile: tutta la produzione fino all'aprile del '95 (inclusi almanacchi, speciali e "Dilandogoni") è un crogiolo di humor nero e mistero, di ironia e poesia. Poi l'incantesimo si rompe: per un motivo che francamente non mi è chiaro, le storie diventano sterili,prive di fantasia, ironia, complice la crisi creativa cui è soggetto Tiziano Sclavi (ideatore del personaggio e della serie). Forse sono i gusti degli adolescenti ad essere cambiati, forse il personaggio non è più così "fresco" come lo era negli anni ottanta. Fatto sta che se dal numero 100 in poi i numeri belli si trovano ancora (il 120, per esempio, "Finchè morte non vi separi" è ancora poesia), è più o meno dal 150 in poi che non c'è proprio più magia. Il che si può anche evincere dal fatto che, mentre le vendite dell'inedito sono in calo, quelle dei "collezione book" (in effetti la terza ristampa del fumetto, cominciata a metà del 96, e pertanto da poco giunta al numero 100) rimangono più o meno costanti. Io ho resistito poco oltre il numero 200, dopo aver letto il quale ho perso interesse ad andare avanti. La mia fedeltà al'indagatore dell'incubo era ormai ingiustificata.